
61. Il dominio inglese in India.

Da: D. K. Fieldhouse, Gli imperi coloniali dal diciottesimo
secolo, Feltrinelli, Milano, 1967.

Come afferma lo storico inglese David Kenneth Fieldhouse, gli
inglesi governarono l'India come un grande paese orientale
acquistato per caso. Solo dopo essere penetrati all'interno
dell'India per difendere e assicurare i propri commerci, essi si
accorsero infatti che quella grande nazione, con i suoi duecento
milioni di abitanti, avrebbe regalato al Regno Unito potenza
politica ed economica. In parte governata direttamente, in parte
per via indiretta, l'India sub s una dominazione assoluta,
attenta per a non turbare le tradizioni culturali e religiose
locali. Anche se gli inglesi, imponendo il liberismo economico,
distrussero il tessuto economico locale, introdussero comunque
infrastrutture economiche moderne, l'unificazione del diritto e
un'amministrazione efficiente. Alla fine dell'Ottocento niente
faceva ancora pensare che il sostanziale consenso, o
l'acquiescenza, della popolazione nel giro di mezzo secolo sarebbe
venuto meno, grazie alla nascita di un impetuoso nazionalismo. Gli
Inglesi considerarono e trattarono sempre l'India diversamente
dagli altri possedimenti. Questo dipese in parte dal fatto,
storicamente accidentale, che era stata occupata e governata dalla
Compagnia delle Indie Orientali; ma l'India richiedeva un
trattamento particolare anche perch aveva caratteristiche tutte
sue. Non ebbe niente in comune con le colonie di popolamento in
quanto gli Inglesi vi furono sempre come ospiti di passaggio;
differiva da tutte le altre colonie di occupazione perch
enormemente pi grande e pi popolosa. Ma soprattutto aveva una
sua precisa funzione come possedimento britannico: dava alla Gran
Bretagna potenza politica e militare. Il suo territorio era
vastissimo e la popolazione contava circa duecento milioni di
individui nel 1860-70. Per certi aspetti era un paese povero, ma
lo sfruttamento delle sue risorse era stato asservito agli
interessi di un grande impero militare gi prima dell'arrivo degli
Inglesi. Questi ebbero solo da conservare e migliorare quanto
avevano ereditato dai Gran Mogol [stirpe turco-mongola che si era
sostituita al sultanato di Delhi nel 1526], per fare dell'India
una delle due grandi potenze orientali. Era come se avessero
conquistato uno stato continentale, come la Russia, e fossero
liberi di sfruttarne le risorse. Nessun altro paese europeo poteva
vantare l'acquisizione di un possedimento paragonabile in tempi
recenti.
Questi vantaggi non erano evidenti al momento della conquista e
non la motivarono: gli Inglesi si assicurarono l'India per
proteggere i traffici e rafforzare le loro teste di ponte. Ma,
completata la conquista, si cap subito quale doveva essere la
funzione del governo britannico e quali particolari frutti se ne
potevano ricavare. Si scartarono gli atteggiamenti convenzionali
nei confronti della colonizzazione. Un insediamento di coloni
europei era improbabile, una coltura a piantagione era inutile.
Non si poteva imporre il monopolio commerciale, e del resto non
era neppure auspicabile. La Compagnia perdette il monopolio del
commercio indiano nel 1813. I porti indiani erano gi stati aperti
agli stranieri; la Gran Bretagna adatt prontamente la libert
commerciale. L'India era un mercato prezioso, ma faceva parte di
un sistema commerciale multilaterale. Gli Inglesi del resto non
aspiravano a trasformare o a far progredire l'India. Qualcuno, in
Inghilterra, voleva "assimilare" gli Indiani alla cultura europea,
ma in pratica la politica coloniale mir piuttosto ad addestrarli
a svolgere funzioni subordinate nel governo. Le missioni cristiane
furono permesse dopo il 1813, ma con scarsissimi risultati. In
breve, gli Inglesi governarono l'India come un grande paese
orientale acquistato per caso. In cambio si assicurarono una
potenza politica basata sull'esercito indiano, che ne fu anche il
simbolo.
Si capir quanto fosse importante quell'esercito solo se si terr
presente la posizione internazionale della Gran Bretagna nel
diciannovesimo secolo. Era la massima potenza navale, ma da un
punto di vista militare aveva un peso trascurabile; il suo
esercito regolare, forte di circa 250 mila uomini, doveva
presidiare un impero che si estendeva in tutto il mondo. L'India
ne fece la massima potenza territoriale dell'Oriente, mettendo a
sua disposizione un esercito di circa 150 mila uomini che potevano
essere prontamente smistati in caso di guerra. Fu un guadagno
netto per la Gran Bretagna, perch quell'esercito era pagato
completamente con le entrate indiane; per contro, gli scarsi
contributi che i federazionisti imperiali speravano di ricavare
dalle colonie con governo indipendente dopo il 1880 sarebbe stato
insignificante. Avendo l'India, la Gran Bretagna pot assumere
negli affari mondiali una posizione che il contribuente britannico
non sarebbe stato disposto a sovvenzionare, col risultato di avere
una parte preminente nella spartizione dell'Africa Orientale e del
Sud-est asiatico, e di conquistare buona parte dell'impero
ottomano durante la prima guerra mondiale.
La storia del governo britannico in India si impernia su due
questioni principali. Come fecero gli inglesi a governare l'India
s da sfruttare in pieno le sue risorse? Perch finirono col
perderla? Per rispondere alla prima domanda occorre vedere con
quali metodi una sparuta amministrazione straniera riusciva a
governare un cos vasto dominio: per rispondere alla seconda
bisogna analizzare lo sviluppo di un tipo di nazionalismo molto
diverso da quello dell'America coloniale.
Lo studio dei metodi d'amministrazione  complicato dal fatto che
l'India fu divisa in due regioni trattate in modo molto diverso.
L'India britannica fu sottoposta a un "governo diretto"; gli stati
indiani a un "governo indiretto". In nessun altro dominio
britannico ci fu mai un contrasto cos grande.
Il governo dell'India britannica fu un saggio di amministrazione
professionistica basata su un corpo di funzionari civili, un
esercito e una polizia efficienti. Fu un governo assoluto secondo
lo schema dell' ancien rgime, per lungo tempo esente dalle
complicazioni dei princpi costituzionali e delle pressioni
politiche. [...].
Questo, nudo e crudo, era il dominio britannico. L'impero si
basava sulla forza: liberalizzarlo sarebbe stato distruggerlo,
perch quando un governo dispotico comincia a fare concessioni, si
prepara ad abdicare. Si trattava caso mai di vedere se le
condizioni di un governo assoluto sarebbero sussistite
all'infinito.
Governo assoluto significava che il potere veniva dal vertice ed
era concentrato nelle mani di pochi. La massima autorit era
quella del parlamento britannico e della Corona; in pratica era
esercitata dal governatore generale, che era anche vicer per gli
stati indiani. Per cento anni, dopo il 1815, egli fu praticamente
un despota orientale, degno successore dei Moghul. Doveva obbedire
al parlamento britannico, alla Compagnia delle Indie Orientali
(fino al 1858) e poi all' India Office. Ma erano tutti enti
lontani: anche quando fu importato il telegrafo, negli anni 1860-
70, l'indipendenza di Calcutta non ne risent molto. All'interno
dell'India non c'era chi potesse metterle un freno. L'autorit
esecutiva era limitata soltanto da un piccolo consiglio di
funzionari. [...].
L'unit dell'India britannica fu cementata dall'esistenza di una
sola amministrazione civile per tutto il paese e infine
dall'unificazione dell'esercito e della polizia. Erano queste le
armi dell'autorit britannica, la ragione del suo successo.
L'India aveva bisogno di un'amministrazione accentrata e
professionistica, contrariamente a tutte le tradizioni
britanniche, perch la Gran Bretagna era una forza d'occupazione
straniera, e perch la tradizione indiana stessa non conosceva
forme di governo indipendente che superassero il livello della
comunit di villaggio. [...].
In definitiva la dominazione inglese in India si bas sulla forza;
e la rivolta del 1857 [quella dei sepoys, truppe indigene al
servizio della Compagnia delle Indie orientali] dimostr che un
esercito ribelle avrebbe potuto eliminarla. Pure la forza soltanto
non sarebbe stata sufficiente, perch un esercito di circa 200
mila uomini non avrebbe potuto ridurre all'impotenza una
popolazione ribelle di 200 milioni di uomini. La dominazione
britannica si bas perci anche sul consenso, passivo o no, degli
Indiani: dur tanto a lungo perch in genere il consenso non venne
meno. Considerata retrospettivamente, la remissivit degli Indiani
pu sorprendere, ma non nel contesto storico. Gli Inglesi la
coltivarono assiduamente apportando pochissime modifiche alla
struttura fondamentale della vita indiana, e governando bene.
Gli Inglesi furono conservatori nei limiti del possibile.
Mantennero i costumi sociali e giuridici indiani, protessero tutte
le religioni, non apportarono modifiche sostanziali al sistema di
propriet terriera e arrivarono a serbare intatte le forme e la
terminologia dell'impero Moghul. Avrebbero anche voluto servirsi
delle classi dominanti locali, ereditarie, e nei principati lo
fecero. Ma altrove l'aristocrazia terriera, mantenuta come
zamindar [termine con cui si indicavano i proprietari a pieno
diritto] nel Bengala, non si dimostr buona alleata: non aveva
autorit nella sua stessa societ ed era riluttante ad accogliere
le tecniche amministrative europee. L'alternativa era
rappresentata dalle classi medie, formate da mercanti, banchieri e
professionisti. Costoro erano in genere disposti a collaborare ma
erano troppo pochi per essere lasciati a se stessi. Come
"postulanti" - che mendicavano una partecipazione al potere - a
poco a poco i membri di tutti questi gruppi sociali benestanti
ottennero dei posti nell'amministrazione civile, che era in
sviluppo: ma con funzioni subordinate e non in virt della loro
posizione sociale o influenza. In ultima analisi gli Inglesi
dovettero assumersi in pieno il governo "diretto": riuscirono a
far s che il potere assoluto non li corrompesse e a imporre
all'India una dominazione straniera, ma dando in cambio un buon
governo. [...].
Alla fine dell'Ottocento gli Inglesi avevano gi acquisito, in
India, molti e importanti risultati. Essi avevano portato il
diritto e l'ordine in un sub-continente fino allora dominato dal
caos, avevano introdotto un'amministrazione progressiva
centralizzata, leggi adatte alle esigenze del paese, tribunali
onesti, buone forze di polizia e un esercito di grande valore. In
campo economico, avevano creato il miglior sistema di strade,
ferrovie e canali esistente in Asia. Avevano realizzato l'unit
del paese e reso possibile in grande misura lo sviluppo
dell'industria e dell'agricoltura. La liberalizzazione del
commercio aveva rovinato settori artigianali tradizionali
dell'India, soprattutto nel campo tessile; tuttavia gli Inglesi
favorirono l'esportazione di nuovi prodotti e inserirono l'India
nell'economia mondiale.
Era stato creato un sistema d'istruzione secondo modelli europei,
che forse era troppo rigidamente legato all'Inghilterra e
all'Europa e preparava troppo angustamente alla carriera
amministrativa, ma che aveva nondimeno il pregio di dare alle
persone istruite una lingua comune e un mezzo di comunicazione col
mondo esterno. Pure, il dominio inglese era caratterizzato pi da
un prudente atteggiamento conservatore che da ardite innovazioni.
Due secoli di esercizio del potere da parte dei Britannici avevano
lasciato, sorprendentemente, pochissime tracce nella cultura
indiana. La religione ind e il sistema delle caste rimasero la
base dell'ordinamento sociale dell'India. Solo una piccola
minoranza della popolazione risent dell'influenza del modo di
pensare e di vivere degli Europei. Sotto la protezione del governo
britannico gli Indiani conservarono la loro piena indipendenza.
Verso la fine dell'Ottocento l'autorit britannica, che si fondava
su un efficace impiego del potere e su una saggia limitazione
degli obiettivi, sembrava incrollabile. Soltanto mezzo secolo dopo
l'India doveva acquistare l'indipendenza e diventare una
repubblica. Ci dimostrava che un impero coloniale appartenente a
una potenza europea non era invulnerabile. L'India aveva fatto
vedere agli altri popoli soggetti come ci si potesse sbarazzare
dei propri padroni. Come si era arrivati a questo risultato?.
La risposta  da ricercare principalmente nell'ascesa di un
movimento nazionalistico che sorse negli ultimi decenni
dell'Ottocento e fin col distruggere la base essenziale del
governo britannico: acquiescenza passiva della popolazione e
cooperazione con la potenza d'occupazione. E' impossibile
considerare qui i caratteri di questo movimento, le concessioni
fattegli via via dai Britannici e il suo successo definitivo nel
1947: esso rientra nel sorgere del nazionalismo nell'Asia moderna.
[...] Ma il fatto che il nazionalismo potesse riuscire vittorioso
nell'India, che tra i vari possedimenti degli Europei era forse
quello pi attentamente ed efficacemente governato, dimostrava in
modo conclusivo che gli imperi coloniali tropicali si fondavano
pi sul consenso dei popoli dominati che non sulla potenza delle
nazioni dominanti.
